Brexit: la campagna referendaria sui social

Il 2016 resterà un anno spartiacque per gli equilibri politici europei: infatti è il giorno in cui i cittadini del Regno Unito votano, nel referendum consultivo del 23 giugno, l’uscita dall’Unione Europea.

Così la “Brexit” (Britain Exit), uno degli incubi peggiori per tutte le economie mondiali e sogno di parecchi euroscettici, diventa infine realtà.

Schermata 2016-06-29 alle 16.53.04

 

Ma prima di parlare di oggi è doveroso fare un passo indietro: questo infatti non è altro che solo un altro capitolo del difficile processo di convivenza tra Unione Europea e Regno Unito, che vivono un rapporto travagliato da sempre. Su questo, e sugli eventi che si susseguono, si spaccano e riuniscono i partiti e i popoli britannici da circa 60 anni.

Fin dal principio, infatti, l’esperienza Europea del Regno Unito è stata abbastanza caotica e difficile, già dai tempi di Winston Churchill e dell’adesione alla CEE (osteggiata da Charles de Gaulle) e fino al 1975, anno in cui Margaret Thatcher (primo ministro inglese appartenente all’ala dei Conservatori) si ritrova, dopo soli due anni di permanenza nella Comunità Europea, a interrogare il paese sul restare o meno nella Comunità Europea.

E se, come è noto, l’ultimo referendum si è caratterizzato per la presenza dei due famosi schieramenti del Leave e del Remain, in quello del 1975 le opzioni erano semplicemente espresse tramite laconici Yes No.

Ovviamente la storia ci mostra come, al tempo, vinsero i sì: l’UK è infatti rimasto nell’Unione Europea fino a qualche giorno fa, e le motivazioni trovano, tra le altre, la presenza di un quadro politico diverso, che vedeva conservatori e laburisti dalla stessa parte e senza UKIP. Sì che superarono i NO con una percentuale del 67.20%, risultato che poi porterà ad una rimodulazione dei trattati economici Britannici nei confronti della CEE. Questi furono infatti la causa scatenante del quesito referendario: Londra versava nelle casse europee più denaro di quanto riceveva.

E se nel 1975 difficilmente esistevano i pc, figuriamoci i social network. È divertente, però, ricordare qualche esempio di come venne affrontata la comunicazione referendaria all’epoca: tra questi, potete trovare la Thathcer indossare un belliss..ehm un golfino con le bandiere degli stati aderenti alla CEE.

(Notate qualche affinità con i temi trattati dalla campagna brexit più recente? )

Cbr2unxW4AA4-_M-1 AUEW_NO-large_trans++uSQbF5B0UeUTUchJAmmrjtV8zokU9Vj5kZzEgPGTWlA Wales_EU_leaflet-large_trans++Eo7ukXPj3dSVEb29e9SgAOtLaHNrj1S8_WeC8rpxnHM  160625142027-thatcher-keep-britain-in-europe-exlarge-169

Il passo successivo verrà fatto nel 1992 da John Major, che firmerà il trattato di Maastricht a nome dell’UK, che pur con qualche difficoltà riuscirà a trattare per continuare ad avere la Sterlina come valuta nazionale, evitando di fatto l’adozione della valuta unica europea.

signature_of_the_treaty_of_maastricht_1993

La firma del trattato di Maastricht

Veniamo ad oggi. Perché a distanza di quasi 40 anni nasce l’esigenza di chiedere nuovamente ai cittadini britannici di decidere sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea?

Tutto nasce da una serie di fattori di politica interna inglese e, soprattutto, da una querelle tra David Cameron, primo ministro Inglese, ormai dimissionario, e il consiglio Europeo.

In breve:

– Lo UKIP, il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito, nato da un’ala scissionista ed euroscettica dei conservatori, cavalcando l’onda del malcontento britannico verso l’UE, fa incetta di voti nelle elezioni locali del 2013 raggiungendo il 23% dei consensi e il 27% alle europee,

– David Cameron ha una serie di scontri con il consiglio Europeo e minaccia di ritirare il regno dall’Unione, prima schierandosi nettamente contro l’elezione di Jean Claude Juncker come presidente della Commissione Europea; successivamente, si scontra su temi di natura economico e sui contributi che ogni nazione doveva versare all’UE, riuscendo ad aggirare il versamento delle somme prima delle elezioni generali del 2015.

-Cameron riesce, così, ad accentare il consenso su di sé, annunciando però l’indizione di un referendum per l’uscita dall’ UE in caso di vittoria, la minaccia di una Brexit diventa così strumento di negoziazione.

– Nello scorso febbraio Cameron rinegozia i parametri con l’UE, ottenendo la quasi totalità dei vantaggiosi accordi proposti, che però rimarrebbero attivi se – e soltanto se – il Regno Unito rimanesse nell’UE.

– Forte degli accordi presi e della vittoria politica ottenuta, Cameron annuncia così pochi giorni dopo, come promesso, il referendum sulla permanenza nell’UE.

Comincia così la campagna elettorale, ed è Leave vs Remain senza esclusione di colpi.

E come si è svolta questa battaglia sui social e sull’internet? Analizziamo insieme i contenuti delle campagne sui canali ufficiali dei due schieramenti!.

Leave

brexit 01

I partiti sostenitori del Leave

Schermata 2016-06-30 alle 17.15.31

Homepage del sito http://www.voteleavetakecontrol.org/

I sostenitori del ritiro dell’ UK dall’Unione europea hanno condotto una campagna elettorale principalmente su questi punti:

  • Sovranità del parlamento nazionale ridotta da status di membro dell’UE
  • Miglior controllo dei flussi migratori
  • Maggiore libertà di condurre trattative commerciali esclusive e libertà da regolamenti e burocrazia europea e maggior gestione dei fondi da gestire per organismi nazionali.

La campagna ha toccato le tematiche in modo capillare, soprattutto per quanto riguarda la comunicazione social. Questa è stata incentrata sulla costruzione di un processo di storytelling ben riuscito, sfruttando un linguaggio mirato principalmente a far prendere coscienza agli elettori della “once in lifetime opportunity”, l’opportunità – che capita una sola volta nella vita – di poter festeggiare finalmente il loro “Indipendence day“, il giorno dall’indipendenza dall’Unione Europea.

Schermata 2016-06-30 alle 17.30.02

 

Questa la pagina ufficiale Facebook del comitato Vote Leave, indicata come pagina centrale della campagna , conta poco meno di 550mila like e funge da modello per tutte le altre pagine satelliti (es. Scottish For Leave).

Si nota un processo di comunicazione fortemente focalizzato sul tema dell’orgoglio nazionale. sottolineato fin da subito con la parola BRITAIN maiuscola, in grassetto, risalti un po’ ovunque ,anche sui loghi dei comitati della “Leave Family“. DI questa famiglia fanno parte anche tanti comitati dell’Outreach, comunità di stranieri e delle “minoranze” etniche che popolano l’UK (es. Australians for Leave), raccolte tutte in una sezione apposita, appunto creata per strizzare l’occhiolino non solo a “nazionalisti ed euroscettici”, ma anche a coloro che pur non essendo nativi britannici si dichiarano vicini alla causa.

Schermata 2016-06-30 alle 17.28.21

The Vote Leave Family

Outreach Groups

Outreach Groups

 

 

 

 

 

 

Per quanto riguarda i contenuti, ovviamente è tutto incentrato sulla partecipazione: sono molte le immagini che mostrano la attivisti della campagna attraverso diversi soggetti: anziani, giovani, persone di colore, minoranze etniche.

Tra i contenuti grafici, si nota a prima occhiata l’utlizzo di infografiche (qui, ad esempio, un’infografica che paragona i sistemi di controllo dell’immigrazione europea ed australiana con linguaggio molto semplice e diretto e che punta appunto al “Take back control” a far riprendere il controllo della propria nazione ai cittadini con il voto).

Efficace è anche l’utilizzo del “Battle Bus”, strumento principale di diffusione del messaggio riguardante il servizio sanitario Nazionale “parassitato” dall’Unione Europea, che compare anche nell’immagine di copertina della pagina ufficiale.

battle bus13418507_608752425968352_1807980182992601971_o

Ma Facebook non è l’unico network coinvolto nella ricerca del consenso; l’utilizzo di instagram è infatti quasi parallelo.

I frame comunicativi il cui si collocano le immagini sono infatti simili a quelli gli descritti: questi riguardano persone partecipanti alla campagna. Con questa tecnica si vuole evocare una grande e realel vicinanza al popolo e ai problemi del “Paese reale” . Quest’obiettivo viene ricercato anche attraverso contenuti grafici dai colori accesi, con parole forti e decise e tramite la publicazione di immagini spiritose; tra queste, quella dei cagnolini con il cartello VOTE LEAVE (e no, non è Gattiny per Salviny).

Schermata 2016-06-30 alle 17.33.48

Su Twitter l’account ufficiale dei Vote Leave conta circa 73mila followers, e tendenzialmente ha diffuso messaggi simili a quelli degli altri canali; oltre questo, la partecipazione degli utenti veniva incentivata tramite il ricorso allo strumento di retweet su testimonianze di sostegno da parte degli elettori e degli alleati.
Gli hashtag principalmente usati dal LEAVE sono stati :

#VOTELEAVE #TAKECONTROL#DEMOCRACY #EUREF #PEOPLEPOWER

Tra questi, quello più eficace è stato #projecthope (in italiano “progetto speranza”); questo ha contribuito a rafforzare l’idea del processo di uscita dall’Europa come un’opportunità per tutti i cittadini britannici.

Schermata 2016-06-30 alle 17.36.51

 

Remain

Schermata 2016-06-30 alle 17.35.02

i partiti sostenitori del remain

Schermata 2016-06-30 alle 18.32.41

Homepage del sito http://www.strongerin.co.uk/

 

 

I sostenitori della permanenza dell’UK nell’Unione Europea (Remain) hanno condotto una campagna elettorale principalmente incentrata sulle conseguenze che un’uscita dall’UE che avrebbero, secondo loro, comportato.

Tra queste:

  • la diminuzione dell’influenza dell’UE negli affari mondiali ed una svalutazione della propria potenza monetaria
  • Una riduzione della sicurezza delle frontiere nazionali
  • perdite di posti di lavoro, ritardi negli investimenti nel Regno Unito, perdita di fondi di sviluppo europei e conseguente aumento del rischio sia per le piccole imprese, sia per quelle più grandi.

 

I temi della campagna del remain hanno fatto leva su un messaggio di unione e coesione che puntava principalmente sul “Restare forti in Europa“, cercando di convincere la popolazione a continuare a far parte di un organismo sovranazionale. Questa, in ogni caso, avrebbe contribuito a rafforzare la figura del Regno Unito nel mondo e considerato ormai necessario per tutelare le future generazioni britanniche e per continuare lo sviluppo economico e culturale della società, evitando una ipotetica involuzione economica e sociale del Regno.

Ma vediamo nel dettaglio:

 

Schermata 2016-06-30 alle 18.34.26

Questa la pagina ufficiale Facebook del comitato Britain Stronger in Europe. Conta poco meno di 565mila like e come per la campagna del Leave, funge da modello per tutte le pagine schierate per il remain.

Il logotipo IN è stato creato con i colori della bandiera britannica, e risalta subito all’occhio la presenza di immagini che ritraggono giovani: i messaggi sono principalmente strutturati per portare all’attenzione degli elettori che l’Europa rappresenta un’opportunità di crescita e di prosperità ed un elemento imprescindibile per il futuro delle nuove generazioni: più lavoro, più diritti, un futuro più forte per un Regno Unito moderno, aperto e multietnico.

Parole come Futuro, Lavoro, Bambini hanno avuto un ruolo principale nella campagna del Remain

Parole come Futuro, Lavoro, Bambini hanno avuto un ruolo principale nella campagna del Remain

 

L’utilizzo di instagram è pressochè parallelo ai temi affrontati anche su Facebook: immagini di backstage, linguaggi di “tendenza” (sostanzialmente iper-semplificato e disintermediato) e utilizzo di figure giovani e conosciute tra i giovani per consentire a tutti, soprattutto ai millenials, di capire il peso della permanenza in Unione Europea.

Remain

Su Twitter invece l’account Remain conta circa 52mila followers, e la diffusione di messaggi e immagini con contenuti uguali a quelle di Facebook e Instagram è stata coadiuvata dall’utilizzo degli Hashtag #voteremain e #StrongerIn

brexit social 1 brexit social 2

Possiamo forse imputare, infine, la vittoria e quindi la probabile superiorità dei temi utilizzati dal leave rispetto al remain  all’abilità di cercare e creare un meccanismo di comunicazione misto un processo di storytelling improntato su quelli che sono i temi che hanno smosso più le emozioni della vita quotidiana dei britannici come lavoro, salute, sicurezza, argomenti sui quali il più delle volte è sempre più semplice attaccare facendo “caciara”, banalizzando e distruggendo i discorsi esistenti.

Riuscire ad incentrare un discorso su temi più complessi ma validi e solidi e verificabili è ovviamente molto più complesso.

Lanciare il sasso e nascondere la mano delle volte è più semplice, e le dimissioni di Farage e il passo indietro di Johnson ne sono stati la riprova.