La rivoluzione dell’etere: le radio libere

A partire dal 1976 si ebbe la rivoluzione delle radio indipendenti. Infatti nel 1974 con una sentenza della Corte Costituzionale fu abolito il monopolio della RAI nel campo dell’informazione con la cosiddetta “liberalizzazione dell’etere”.

radio-libereIl fenomeno delle “radio libere” esisteva già da prima anche se non legalizzato: con questa sentenza storica, invece, il ricorso alla banda cittadina (CB, citizen band) – ovvero, rice-trasmettitori radio di bassa potenza – fu previsto e permise l’avvicinamento alla tecnologia, oramai accessibile ai più. Per aprire una radio bastava un amplificatore, una frequenza radio libera (cioè non occupata da altri), un’antenna e gli altri mezzi elettronici di base. Queste radio garantivano trasmissioni 24 ore su 24: un gruppo di amici decideva di impegnarsi giorno dopo giorno nell’attività radiofonica, interagendo con gli ascoltatori, parlando di politica e/o tematiche sociali, trasmettendo semplicemente della musica.

Si sviluppava sempre di più la comunicazione broadcast, uno a molti, e iniziava a nascere quella interagita, condivisa, discussa (attraverso, ad esempio, le chiamate telefoniche).

I diritti (alla SIAE) sulla musica trasmessa non venivano pagati, ma a differenza di oggi, le industrie discografiche non iniziarono nessuna battaglia legale, anzi erano loro stesse a mandare i nuovi dischi alle radio: evidentemente, avevano capito che per promuovere della musica bisogna prima diffonderla e farla conoscere.

Peppino ImpastatoI giovani che si impegnavano nel progetto di una radio indipendente, non guadagnavano nulla (anzi, spesso dovevano contribuire personalmente); il fenomeno costituiva semplicemente una forma diversa di associazionismo: si voleva stare insieme e ci si voleva divertire, ma soprattutto si sentiva l’esigenza di avere una voce propria, per avere la possibilità di parlare di tematiche sociali e politiche, proprie della società dell’epoca.


In questo bel clima di libertà è nata anche Radio aut in Sicilia, famosa per aver dato voce a Peppino Impastato, assassinato perché utilizzava la radio per denunciare le attività mafiose della/nella sua città.