La musica al tempo del P2P: la grande diaspora dei file | Parte III

PARTE 1: Un adolescente americano, Josh, nel 1997 condivide su Forum una copia di “Song 2” di Blur. È l’inizio di un viaggio per quel piccolo file, che da un server ad un altro si troverà a viaggiare attraverso il web. Nella prima parte del nostro viaggio seguiamo il percorso dai BBS a Napster, ma lo sviluppo del file sharing è incessante e nuovi programmi si affacciano nel mondo della pirateria…

PARTE 2: Siamo nel 2005. Josh va al College e tramite i suoi colleghi scopre che Napster è stato chiuso. Emule è il nuovo re del File Sharing, e proprio tra i server autonomi del P2P dell’asinello il protagonista della nostra storia ritrova la sua copia di “Song 2” che continua il suo viaggio attraverso le reti pirata.

Parte 3: da BitTorrent allo Streaming

Nel 2010 Josh era un avvocato in apprendistato. Un uomo rispettabile si direbbe, ma da circa cinque anni aveva cominciato a coltivare un’insana passione: scovare copie illegali di una canzone che lui stesso nel 1997 aveva immesso in un server per il file sharing. Ogni qualvolta scovava una copia di “Song 2” su qualche sito di P2P, la scaricava sul suo Pc e, se questa presentava una lieve distorsione nel finale, corrispondeva alla sua versione del file, perciò con un delirante piacere segnava quel sito su un foglio. Poi lieto di aver rivendicato quel file lo rinominava come “Josh’s Song 2” (letteralmente “Song 2 di Josh”) e lo ri-condivideva nelle reti del P2P, così che tutti avrebbero saputo a chi essere grati.

Logo di BitTorrent

Logo di BitTorrent

Tuttavia in cinque anni il file sharing stava prendendo una nuova via, che potremmo attribuire alla nascita del sistema Torrent. I file in formato “.torrent” vennero brevettati da Bram Cohen nei primi anni duemila, allo scopo di creare un sistema di download molto più rapido del classico P2P, che sarà denominato protocollo BitTorrent. L’idea che rivoluzionò il mondo del P2P venne al signor Cohen mentre lavorava al suo primissimo programma, MojoNation, che permetteva di suddividere un file in varie piccole componenti e condividerlo con altri computer. Successivamente questo stesso principio sarà la base per BitTorrent.
Ma qual’era la ragione di tale suddivisione?

Semplice, se più utenti possedevano lo stesso file, e ogni copia di questo file era divisa in piccole parti, un nuovo utente che intendeva scaricare quell’oggetto non doveva per forza attendere che un solo detentore della copia condividesse l’intero file; bensì avrebbe scaricato una particina da ogni copia disponibile in quell’esatto momento. Se volessimo tradurlo in un esempio, si basti pensare ad un file intero come ad un puzzle completo: se io voglio comporre quel puzzle potrei utilizzare i pezzi da una sola scatola alla volta, come facevano i vecchi P2P, oppure prendere i pezzi da tante scatole dello stesso puzzle, così da finirlo più in fretta. Infatti, un file “.torrent” contiene un elenco di tutte le parti di cui è costituito quel file e, una volta aperto con un protocollo BitTorrent, permette di raggiungere tutti gli utenti che posseggono qualche particina.

Schema di funzionamento di Torrent

Schema di funzionamento di Torrent

Intanto il colosso eMule era ormai destinato a soccombere; intorno al 2008, quasi tutti i server autonomi della rete Kad erano stati sequestrati per violazioni di copyright, diffusione di materiale pornografico illegale, pirateria informatica e chi più ne ha più ne metta. Ed è proprio durante l’agonia del P2P dell’asinello che avvenne una vera e propria Diaspora, come non se ne vedevano dalla caduta di Gerusalemme del 70 d.C.; migliaia di copie di film, canzoni, programmi e quant’altro, che popolavano il mondo file sharing, andarono perse nello spegnimento e sequestro dei grandi server di eMule. Le poche copie rimanenti si diffusero gradualmente tra i sistemi di P2P ancora attivi nella rete, i più noti all’epoca erano uTorrentLimewire e, per l’appunto, BitTorrent.
Ma non fu solo questo evento a segnare il successo del sistema torrent, la vera fortuna venne con la nascita del sito
 The Pirate Bay.

tpb

Il sito della “Baia dei Pirati”, nato e sviluppatosi grazie ad alcuni hacker svedesi, era il più grande database di torrent nel Web; dato che BitTorrent non offriva un sistema di ricerca dei file (per non incorrere in problematiche legali a riguardo dell’istigazione alla pirateria), le pagine di Pirate Bay erano colme di torrent per scaricare ogni forma di oggetto virtuale. In pratica, seppur nati separatamente, The Pirate Bay e BitTorrent erano due organismi simbionti: uno forniva lo strumento di ricerca, l’altro lo strumento di download. Ma la vita per The Pirate Bay non fu mai facile, per ben tre volte venne chiuso e per tutta la sua esistenza fu osteggiato dalle corporation discografiche per ripetute violazioni del diritto d’autore; fortuna che la pirateria informatica in Svezia ha sempre goduto di una certa rappresentanza sociale pronta a difendere le attività di libera condivisione, come il Partito Pirata e la Chiesa Missionaria del Copimismo (sì, esiste davvero un culto del copia e incolla), che dal 2010 sostengono il sito e lo proteggono da attacchi giudiziari.

skopimizma-300x138

Stemma della Chiesa del Copimismo

128px-piratpartiet-svg

Logo del Partito Pirata

Nella storia del file sharing siamo ormai giunti ad un bivio, o meglio ad un trivio. Vero è che i torrent rappresentavano la nuova frontiera della condivisione libera di contenuti informatici, ma è anche vero che tra la fine degli anni duemila e i primi anni ’10 fu il momento del File Hosting.
MegauploadRapidShareHotFileMediaFire e tanti altri rappresentarono, e lo fanno a tutt’oggi, una valida alternativa al P2P; questi sistemi adoperavano tutt’altro approccio, basato su un sistema “Chiave-Serratura”, che sembrava a molti più veloce e sicuro del P2P, spesso popolato di virus e fake. Nel contempo i primi anni ’10 furono anche la culla dello streaming, quel sistema che permette di fruire di contenuti multimediali senza scaricarli per forza sul proprio computer, e che oggigiorno sembra prendere sempre più piede nel mercato musicale, sostituendo gradualmente persino le povere canzoni in formato Mp3, che fino a nemmeno un decennio fa erano “il futuro della musica”.

Se la musica dei prossimi anni sarà solo Spotify, la pirateria e il P2P potrebbero essere destinati ad un triste destino; “le dinamiche sociali libere catturate dalla logica capitalistica” direbbe qualche sinistroide.

 

imgres

Ma dov’è finito Josh? La sua bizzarra passione di rinominare le sue copie di “Song 2”, che esito avrà avuto difronte alla Diaspora dei file? Bhè, Josh ci ha provato. Fino alla fine, sia chiaro; ha scaricato ogni copia di quella maledettissima canzone da ogni stramaledetto sistema di File Sharing, ma dal 2012 non ne è più riuscito a trovarne nemmeno una. La sua copia della canzone dei Blur, quella con la distorsione nel finale, era scomparsa dalla rete… E adesso Josh se ne sta lì, senza un lavoro, senza una vita, fermo nella sua stanza ad ascoltare e riascoltare “Song 2” da Spotify, nella più assoluta follia, convinto che prima o poi riascolterà la sua amata distorsione.

Nota dell’autore: 

Per ulteriori approfondimenti invito a leggere: