Atari: ascesa e declino di una leggenda

Oggi è Natale, e chiunque da bambino (ma anche da adulto) ha desiderato avere in dono una consolle videoludica con cui giocare a casa.
Se abbiamo passato e passiamo ore e ore a consumarci le dita sui Joypad, dobbiamo ringraziare coloro che sono stati i pionieri dell’home videogaming : Atari.

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Erano gli anni ’70, il mondo stava cambiando e dall’idea di tre tizi squattrinati, da Nolan Bushnell,Ted Dabney e Larry Bryan nasce Syzygy, il nome originale del progetto.
Ma rendendosi conto che effettivamente non era un nome adatto ad un’azienda che produceva Videogames (immaginate all’epoca cosa significava affacciarsi nel mondo dell’elettronica) Bushnell scelse il nome Atari da una parola discernente dal Go, un gioco Giapponese simile agli scacchi, associandola forse all’origine Nipponica del nome dando così un’accezione di qualità all’azienda.
Infatti Giappone era sinonimo di alta innovazione, affidabilità e progresso tecnologico.

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Nel 1972 però Larry Brian abbandona la società, lasciando le “quote” di maggioranza in mano (circa cento dollari, con i quali si dice abbia dovuto acquistare un nuovo tosaerba) a Nolan e Ted, che nel frattempo entrano a gamba tesa sul mercato dell’intrattenimento con il loro prodotto più celebre: Pong.
Sarà la prima Killer App che apparirà sul mercato, e non era raro vedere nei locali dove era installato il cabinet in versione coin-op del gioco (quello che vedete nell’immagine), file di centinaia di persone che non vedevano l’ora di giocarci.

 

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Atari iniziava a diventare un vero e proprio gigante dell’industria del video entertainment, ma il colpo di scena si avrà nel 1975, con la vendita dell’azienda da parte di Bushnell (e la sua successiva uscita dall’azienda) alla Warner Inc..

Dopo anni di alti e bassi, l’azienda arrivò ad un punto di svolta, e forse quello fu il momento che ha cambiato per sempre il mondo sia del videogaming che dell’informatica stessa : la nascita dell’Atari 2600.

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Atari 2600

Con lo sviluppo dell’Atari 2600, l’essere umano si trovava proiettato per la prima volta nell’ottica che l’informatica potesse cambiare la sua vita, in meglio e nel frattempo però, Bushnell decise che era il momento di uscire di scena, lasciando la guida della società ai capoccioni di Warner.

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Le campagne di comunicazione dell’Atari

La consolle venne messa in vendita nel 1977 (dopo due anni di sviluppo), e nel 1979 riuscì ad entrare nelle case della stra-maggioranza delle famiglie americane, la cui prole era allettata dalla possibilità di poter giocare liberamente per tutte le volte che voleva proprio a quei giochi presenti nei locali, ma direttamente direttamente a casa loro.
Unendo una campagna di comunicazione strettamente mirata ai principali usufruttuari, accoppiata anche alla scelta di testimonial d’eccellenza (tra cui curiosamente anche il cantante Non-Vedente Stevie Wonder) Atari stava prendendo il suo posto nell’olimpo delle aziende USA.
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La riconversione in versione Cartuccia dei best seller in versione Cabinet di cui Atari aveva acquistato i diritti (tra cui anche Space Invaders) si rivelò una scelta di mercato vincente.

Tutti si ispiravano ad Atari, era inarrestabile.

Tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80, Atari fatturò un utile di 5 Miliardi di dollari, e andava a formare 1\3 dell’entrate di Warner ed era la compagnia con l’indice di sviluppo più alto d’America.

 

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Eh beh.

 

 

 

Ma tuttavia Atari all’inizio degli anni 80 iniziò anche a registrare dei seri problemi finanziari.
La comparsa sul mercato di numerosi competitors e l’infausta produzione di due titoli che si rivelarono un vero e proprio flop, nello specifico Pacman ed ET – L’extraterrestre,  ebbero come risultato un numero molto alto di cartucce invendute e un conseguente ribasso dei prezzi,
Tutto ciò misto ad altri grandi problemi societari fece sprofondare l’azienda nel baratro.

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Un caso curioso fu quello delle numerose cassette rimaste invendute e che nel 1983, l’azienda fece interrare nel deserto di Alamogordo (New Mexico) molti esuberi di magazzino di vari titoli Atari, dando così inizio alla diffusione della leggenda delle cartucce sotterrate.
Fino al 26 aprile 2014 , quando dopo più di 30 anni, in seguito a dei setacciamenti mirati proprio a verificare la presenza delle cartucce, vengono effettivamente ritrovate migliaia di copie di E.T. ed altri giochi Atari (e se volete approfondire la storia vi invito alla visione del documentario “Atari : Game Over”).

 

Dal 1983 in poi, con l’anno della crisi nera dei videogames e l’ingresso sul mercato di una nuova azienda giapponese, la Nintendo Inc. che con il suo Famicom (il NES per capirci) irromperà prepotentemente sul mercato, Atari entrerà in un periodo molto poco florido costellato di cessioni e cambi di proprietà fino ad arrivare al 2013, dove dopo essere passata sotto la proprietà della francese Infogrames Inc. dichiarerà bancarotta.

Ad oggi l’Atari continua ad esistere sotto il nome di Atari SA, un’azienda tutta nuova che continua a portare i cespiti e l’eredita di quella che sicuramente è stata e sarà ricordata per sempre come l’azienda che ha dato il via ad un nuovo settore del business tecnologico che oggi è produttore di una grande fetta dei profitti informatici : Il videogaming.