Unicafe: la genesi, dal sogno alla realtà

Mercoledì, un giorno infrasettimanale come tanti passato nel mio Ateneo (ndr. Università di Salerno).
Come da un mese a quella parte, ho da seguire le solite due ore di informatica, l’inverno inizio ad affacciarsi sulle nostre vite ed io in aula, tra Pascal e codice vario, mi annoio, tanto anche.
All’improvviso però, il messaggio Facebook che non ti aspetti.

-“Vediamoci dopo le 12.30, atrio CUES di Ingegneria.”
-“Ok, corro subito.”

È Alfonso, uno dei fondatori di Unicafe.
Sono giorni che cerco di mettermi in contatto con lui per potergli strappare un’intervista e fargli due domande sulla nascita della piattaforma e finalmente ci riuscivo.


Ma prima di raccontare com’è andata, forse non tutti forse sanno di cosa stiamo parlando, quindi è giusto che vi dia una prima piccola spiegazione.

Unicafe è appunto un social network nato all’Università degli Studi di Salerno, totalmente dedicato al mondo degli studenti universitari.
La piattaforma ad oggi è riuscita a racimolare circa 25000 (avete capito bene, venticinquemila) iscritti dal 9 ottobre ad oggi, ed al momento è presente solo per gli atenei della provincia di Napoli e di Salerno.
Non male, no?


Ma tornando a noi, ora continuo a narrare di quel giorno.

Esco frettolosamente dall’aula cercando di non farmi intravedere dal Professore (abbastanza rigoroso per quanto riguarda la politica delle presenze in aula), e dalla zona del mio dipartimento (il DISPSC, ovvero di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione) fumando una sigaretta nella fresca aria pre-invernale, inizio ad incamminarmi verso la sconfinata zona di Ingegneria.

Arrivo all’atrio CUES, Alfonso era lì, assieme ad altri ragazzi a fare “lavoro sporco” per l’azienda, volantinaggio e promozione.

Vado dritto verso di lui, che riconosco dalle sue foto su Facebook, e mi presento.

-“Ciao, piacere sono Francesco di De_CommUnicate!”
-“Piacere, Alfonso Santitoro!”

Sorriso stampato sulle labbra, sguardo vispo, stretta di mano decisa.
-“Bene.” penso tra me e me,  -“Oggi mi sa che ci divertiamo.”

Iniziamo a parlare del più e del meno, gli spiego che studio Scienze della Comunicazione e che mi ero interessato al loro progetto,  gli mostro un po’ De_Communicate e gli racconto di quello che voglio fare col blog e dell’articolo che voglio scrivere su di loro.
Lui sembra molto interessato, e così tra una chiacchiera e l’altra, inizia l’intervista:

-“Allora Alfonso, raccontami un po’, com’è nata l’idea di Unicafe?”

-“Inizio dicendoti che l’idea di Unicafe è nata dalla fusione dell’idea di due menti, la mia e quella di Mario Chiocchetti, che oggi non è qui perché impegnato in un incontro per degli accordi.
Infatti, a differenza di quanto possa sembrare io e Mario non ci conosciamo da tempo, ma da circa quattro mesi! Io stavo pensando ad un modello di piattaforma Social, basata sulla Geolocalizzazione, dove gli utenti  potessero scambiarsi foto, esperienze, idee.
Nel concreto ci siamo conosciuti perché ero a caccia di persone, ingegneri informatici ed informatici, per sviluppare la mia idea e più di qualcuno mi ha indicato il nome di Mario.
Essendo io di Angri (Sa) e lui di Pompei(Na), paesi non distanti più di una quindicina di chilometri, ci vedemmo per un caffè e iniziammo a parlare.
Piacevolmente ho scoperto che lui anche aveva per la mente di creare una piattaforma social, però per gli universitari, ma con un concept di poco divergente dal mio.
E da li, decidemmo che era il caso di provare a collaborare.”


-“Beh, avete avuto appunto l’idea di fondere i due progetti quindi!”

-“Già! Lui aveva già programmato buona parte della prima (e scarna, ndr. lo ammette tra le risate) versione di Unicafe, mentre quindi adesso il social che vedete adesso è quello che è nato dal Merge delle due idee.
All’inizio Unicafe era Mario e basta, e io avevo una valanga di idee da sviluppare.
Tutto si è unito ed adesso invece viviamo in simbiosi.”

-“Invece, come avete fatto per lo sviluppo della piattaforma a livello pratico ?”

-” L’idea di Mario principalmente era quella di far sviluppare l’idea ad una società esterna, affidarle il progetto e farle portare avanti lo sviluppo, ma io che nel frattempo avevo iniziato a reclutare persone anche all’interno dell’Università.
Feci capire a Mario che la possibilità reale di trovare programmatori e talenti era un’opportunità da cogliere al balzo, anche perché avere un team che si fosse appassionato al progetto e che lo sentisse pienamente suo sarebbe stato totalmente differente rispetto ad affidarlo ad una società commerciale. Così gli chiesi una settimana di tempo e dopo un po’… .”

Alfonso si ferma, mi guarda, sorride.

E io allora subito gli chiedo curioso:

-“E dopo un po’ cosa è successo?”

-“E dopo un po’ è successo che adesso abbiamo un team di programmatori, tutti provenienti dalla facoltà di informatica dell’ Università degli Studi di Salerno,  tra cui possiamo annoverare un algoritmista di Google,  un Lead programmer che lavora per un’azienda di spionaggio e che ha ricevuto offerte da importanti società italiane per lo sviluppo di applicazioni, un programmatore di app iOS ed Android,  che adesso è fuori per un progetto di studi Erasmus ma continua a lavorare con noi.”

Rimango sbalordito ed aggiungo:

-“Quindi è stata proprio una ricerca di talenti nostrani?”

-” Esatto, abbiamo fatto una selezione molto dura. All’inizio dovevano esserci altri membri che non hanno superato appunto i test e non erano all’altezza degli standard che ci eravamo proposti. Alla fine Mario è rimasto molto sorpreso e con grande gioia abbiamo formato questo team che adesso stiamo cercando di allargare sempre più con giovani talenti e con altre figure lavorative.
Col senno di poi siamo molto felici di questa scelta e sappiamo che è stata quella giusta, il coefficiente emozionale è quello che alimenta il valore differenziale in una società, siamo prima di tutto amici e poi colleghi.”

-“Da quante persone è quindi composto il team lavorativo?”

-“Beh, oltre a noi due che facciamo un po’ di tutto, ci da una mano anche Luigi Ferraioli, un altro ingegnere gestionale, soprattutto per quanto concerne la fase del Marketing, poi come ti ho già anticipato prima, ci sono programmatori, divisi in 1 Project manager, 2 Programmatori semplici ed un Lead Programmer, poi ci sono un Web Designer ed un Grafico Pubblicitario che vanno a completare la rosa del team. Non siamo ancora allo sviluppo finale del progetto, ma sembra che le cose stiano iniziando ad andare anche abbastanza bene.”

-“Beh e state facendo un buon lavoro a quanto sembra. Venticinquemila utenti universitari sono tanti, ma tu come vedi il mondo dei social nel futuro e come pensi che Unicafe possa continuare a spaziare prepotentemente tra questi? Pensi che come Facebook ha cambiato la vita delle persone nel mondo intero, Unicafe possa cambiare la vita degli studenti ?

Alfonso sorride appena nominare il l’azienda che “inizia con la F “e a ruota libera inizia a parlare dicendo :

-“Beh, noi al momento abbiamo l’obiettivo di lavorare solo su un target  di persone universitarie per creare qualcosa di unico. Con una base di partenza iniziale noi vorremmo inserire una serie di funzioni intelligenti!
Quindi non solo le varie funzionalità che ci sono adesso, ad esempio spotted, degli annunci, del mercatino
e delle bacheche virtuali divise per classe e corso di laurea,  ma stiamo per implementare per ogni Università in cui siamo presenti una mappa del campus con Geolocalizzazione, dove sarà possibile vedere ad esempio la posizione delle aule, delle associazioni, delle segreterie, la mensa e delle strutture universitarie d’utilizzo comune e se la consentono anche la posizione dei tuoi amici universitari !
Una sorta appunto di crossover tra Google Street View  e Find Your Friends all’interno del’Università!
Questa è una delle idee che riusciremo ad implementare tra la fine di questo anno e l’inizio del prossimo, ma abbiamo appunto intenzione di creare un vero e proprio Micromondo per gli studenti e successivamente per i Laureati, ovviamente sempre fruibile in forma gratuita!
L’intenzione è appunto quello di creare un campus virtuale parallelo, una sorta di mondo metafisico dell’Ateneo d’appartenenza!”

-“Quindi anche la possibilità di riuscire ad incentivare ancora di più l’interconnessione tra gli studenti ?

-“Certamente, infatti una delle funzionalità che ci sarà, sarà quella della stanza studio, dove gli studenti entrando nella stanza virtuale di una determinata materia, parteciperanno ad una Conference Call dove potranno confrontarsi tutti insieme interagendo appunto su quell’argomento!
Questa sarà una delle funzionalità che volevamo implementare gradualmente, proprio perché abbiamo bisogno di una grande utenza per poter fare una cosa del genere.

-“State meditando quindi di potervi espandere anche in altri atenei?”

-“L’obiettivo ambizioso appunto non è quello di fermarci in Campania, adesso viviamo questo periodo diciamo di open beta e di sviluppo continuo, ma abbiamo intenzione di espanderci gradualmente in tutti gli atenei italiani e già stiamo prendendo i contatti necessari per farlo.

-“Non avete paura che domattina si possa svegliare qualche “magnate dei social” decidendo di venire a bussare alla vostra porta con la cosiddetta “offerta che non si può rifiutare” chiedendovi di vendergli l’azienda? Come vi comportereste?”
– “Beh sicuramente se dovesse arrivare un’offerta irrinunciabile sarebbe da folli non prenderla in considerazione, ovviamente però sarebbe comunque duro e forse paragonabile all’abbandono di un figlio, cedere un progetto in cui hai investito molto, sia in termini di tempo che di denaro.
A livello affettivo diciamo che ha un valore inestimabile, ma ti dico che ci sono arrivate alcune proposte di persone che ancora prima del lancio ufficiale avevano già avanzato proposte di acquisto di quote societarie, ma che abbiamo rifiutato perché crediamo di poter arrivare molto, molto lontano.”

-“E come vedi ad oggi il mondo dei social in generale? Pensi che possano cambiare la vita alle persone più di quanto non l’abbiano fatto già?”

-“Non dico che il mondo dei social sia saturo ad oggi, ma quasi!
Credo che tutto ciò che un social possa fare per un essere umano già sia stato pensato e sviluppato da qualche azienda che ha avuto l’idea giusta per occupare proprio quel comparto di mercato specifico.
Ormai le distanze geografiche sono state totalmente annullate grazie ai social, vedi Facebook, che collega persone distanti migliaia di km di distanza tra loro, Twitter che ogni minuto veicola informazioni alla velocità della luce.
Secondo me il mondo dei social per avere una realtà ancora più evoluta dei social bisognerà aspettare almeno tre anni per aspettare di fare qualcosa di veramente rivoluzionario,  a cui noi già stavamo pensando, ma non si può mai sapere, ovviamente i nostri competitors più grandi possono avere più facilità nello sviluppare qualcosa tramite i loro mezzi. Dobbiamo essere soltanto fortunati e sperare che non gli vengano le stesse idee.”

-“Ok bene. E dal punto di vista del lavoro sporco di diffusione del messaggio a livello reale, non social, come avete operato? Puoi illustrarmi le vostre strategie di comunicazione? “

-“Beh ovviamente per essere presenti negli altri atenei dove non potevamo essere sempre presenti fisicamente con il volantinaggio e l’affissione fisica di locandine e materiale vario, abbiamo dovuto chiedere aiuto e collaborazione a delle persone che potessero viverlo costantemente, ad esempio a Napoli abbiamo stretto accordi con varie associazioni universitarie, che ci hanno aiutato molto a diffondere la voce della nostra presenza, anche tramite eventi.
Per quanto riguarda invece Salerno invece è stato molto più semplice, dato che comunque eravamo già conosciuti.
Abbiamo appunto sfruttato l’opportunità di chiedere la collaborazione con i ragazzi del “Viviunisa”  e di poter organizzare appunto una serata di lancio durante i loro eventi.
Importante è stata anche la possibilità che ci è stata data da ZONtestata presente all’interno del nostro ateneo e che ci fornisce le notizie che potete vedere nella sezione News di Unicafe.
Stiamo stringendo accordi anche con altre testate giornalistiche, ma al momento non ti posso svelare nulla.”

-“Ok, grazie Alfonso l’intervista è finita, spero vivamente il meglio per il futuro della vostra azienda, in Bocca al lupo!”

-“Grazie Francesco, è stato un piacere, crepi il lupo!”


L’intervista era finita, ma la mia curiosità era troppa.
Prima di andarmene, tra una parola  e l’altra, guardo Alfonso e gli dico :

-“Fò, ma in confidenza mò na cosa me la puoi dire, devo farti questa domanda a titolo personale.”
-“Dimmi pure!”
-“Ma dietro Spotted Unisa, c’era il vostro zampino?”

Lui con un aria sorniona, misto soddisfatta, per tutta risposta mi guarda e fa :
-“Ehm… uè, adesso s’è fatto tardi e devo andare. Lasciami il tuo numero di cellulare e fidati che ci risentiremo presto, molto presto. ”

Gli lascio il numero,ci salutiamo e mi incammino verso “casa”.

Passeggiando e sfumacchiando un’altra sigaretta ,dopo quella bella chiacchierata di un’ora, mi sono reso conto però che la giornata nel frattempo aveva appunto preso un sapore tutto diverso:

quello dei sogni e delle ambizioni di due giovani di 20 e 22 anni con in testa un’idea e nel cuore un obiettivo da raggiungere.

E va bene così.