Fansubbers: l’esercito al servizio del prossimo

Dalla nascita del doppiaggio (anni 20-30), sono venute a crearsi due scuole di pensiero: i sostenitori della lingua originale e i favorevoli, invece, al doppiaggio di determinati prodotti, appunto.

Con la banda larga di internet, si è venuto a creare poi un altro fenomeno: quello dei fansubbers. Questi ultimi traducono e distribuiscono sottotitoli (soprattutto di serie tv) in modo assolutamente gratuito.

Attualmente i più si occupano della distribuzione solo dei subtitles e lasciano al singolo utente l’acquisizione del materiale audio-video, che per altro è illegale. Il processo di traduzione del materiale è anche abbastanza complicato: ogni comunità di fansub scarica, in modo più o meno legale, il materiale audio-video del prodotto; successivamente tramite una piattaforma propria in rete, l’addetto alla pubblicazione (spesso è lo stesso traduttore) condivide con gli utenti il file dei subs.

Le communities on-line che si occupano di fornire sottotitoli, lavorano senza scopo di lucro: lo fanno semplicemente per altruismo nei confronti degli utenti che non conoscono la lingua originale del prodotto in questione, e anche per il semplice gusto di farlo (per questo, appunto, “fan” ovvero “appassionato”).

Oltre al voler fare qualcosa per l’altro, e allo scopo di voler migliorare in un’altra lingua, molti traduttori si occupano di sottotitoli perché sconvolti dai doppiaggi: per queste persone è importante essere fedeli alla sfumatura di significato che i produttori inizialmente volevano dare ad una determinata frase. E’ per questo che i riferimenti al mondo americano, ad esempio, restano intatti e al massimo vengono spiegati tra parentesi. Molti iniziano per mettersi alla prova, ma la maggior parte lo fa anche per sentirsi parte di un gruppo e per la volontà di volersi sentire utile, per aiutare l’intera comunità: i traduttori e i telefilm-addicted.

Alla fine quindi, tralasciando il discorso sull’illegalità, questa realtà è l’esempio per eccellenza di uno degli aspetti più belli di internet, non più in questo caso un mezzo per sentenziare a vuoto e per diffondere odio, ma un network di Persone, di ragazzi che sentono il bisogno di esserci per l’altro. I traduttori lavorano anche per 30 ore a settimana, e non lo fanno per un compenso economico che di fatto non ricevono, ma per il desiderio di formare un gruppo, di confrontarsi, di prestare ad altri il proprio tempo, la propria passione: esemplificano il significato di altruismo.