Comunicare per la solidarietà: la comunicazione sociale

Spesso si sente parlare di comunicazione pubblica, d’impresa, pubblicitaria, ma raramente di comunicazione sociale.

Personalmente (sicuramente sarà stata una mia mancanza), ne ho sentito qualcosa a riguardo, per la prima volta, in occasione di un convegno all’Università.

In Italia, è stata Giovanna Gadotti, nel 1903, una delle prime a riflettere su questa particolare accezione di “comunicazione”, definendola: “l’insieme dei messaggi promossi da diversi attori con l’obbiettivo esplicito di educare e/o sensibilizzare il largo pubblico su tematiche di interesse generale”. Infatti essa viene utilizzata principalmente nel settore no-profit e quindi da organizzazioni e associazioni di volontariato, per promuovere le proprie cause e porre all’attenzione del pubblico determinate problematiche.

Il concetto di “comunicazione sociale” però negli anni si è evoluto, come capita a tutto nel settore delle comunicazioni, e recentemente si è posta l’attenzione soprattutto al ruolo che deve assumere nei confronti del pubblico a chi è rivolta.

Infatti essa deve essere uno strumento di conoscenza e persuasione “utilizzato da soggetti pubblici e privati per coinvolgere la persona (cittadino, consumatore, donatore) e spingerla all’azione, rendendola partecipe dei problemi ma anche delle soluzioni”.La cosa fondamentale è quindi suscitare una sorta di consapevolezza che, però, deve essere seguita anche da un’azione: la comunicazione sociale deve, cioè, cercare di far sorgere nella persona la volontà di “voler fare qualcosa per l’altro”.

Alla discussione a cui ho partecipato, in particolare, un’esperta di comunicazione sociale, impegnata anche nello svolgere questa funzione, ha parlato di un esperimento sociale nato in Germania e poi diffusosi in vari Stati europei, tra cui l’Italia.

Il “Social Day” si pone l’obiettivo di produrre nella società un mutamento, partendo da ragazzi di scuole elementari e superiori. Il percorso si sviluppa a partire da inizio anno scolastico, durante il quale i ragazzi tratteranno i temi della giustizia, della pace, dei diritti, dell’ aiuto ai più deboli.
Inoltre gli verrà chiesto di svolgere un lavoro, per arrivare a fine anno alla costruzione e al compimento del “Social Day”, durante il quale saranno impegnati nella ricerca di fondi e nell’investire i propri guadagni, da devolvere successivamente in campagne di cooperazione sociale.

In questa ricerca di solidarietà, i giovani si dimostreranno attivi nella propria comunità e sensibili ai problemi che attanagliano la nostra società.

Quest’esperienza serve, quindi, a rendere noto e a sottolineare il carattere intrinseco e il fine ultimo della comunicazione sociale: una buona comunicazione, in questi casi, non serve solo a rendere noti determinati temi, ma è utile e importante anche nella ricerca di attivisti, capitale umano fondamentale e nella raccolta fondi, vitali per perseguire il proprio fine ed arrivare a reali risultati nel costituire una svolta nella vita delle persone.