Introspett(R)i – Storie di ordinaria comunicazione. N.°000

Il rumore della moka di primo mattino, quel profumo inebriante ed eccitante di caffè, il silenzio assordante delle 7.00. Foglie che cadono, colori giallastri,quell’odore di terriccio bagnato.
Camminare per strada e sentir penetrare all’interno delle narici odore di pane appena sfornato, strade stracolme di gente, il chiacchiericcio affannato degli anziani.
I colori della frutta e degli ortaggi di stagione, il sorriso del fruttivendolo, la chiacchiera con la signora degli asparagi.
E voi? Voi come descrivereste una vostra giornata tipo? Ve lo dico io: sveglia alle 7, di corsa a lavoro per obliterare il tesserino, pausa pranzo, poi di nuovo in ufficio, casa, cena, divano, Facebook, Whatsapp, Tv e letto. Quante volte vi è successo? Quante volte avete sistematicamente compiuto delle azioni non accorgendovi della bellezza che ci fosse dietro ognuna di queste? Eccovi servito il ventunesimo secolo, condito con frenesia e costante tecnologia. Cosa sto cercando di dirvi? Vi sto esplicitamente dicendo che vi reputo, anzi ci reputo, un melting pot, un crogiuolo di coglioni. Ci sentiamo nervosi, stanchi, spossati, frustrati. Come cambierebbe la giornata se ci svegliassimo col sorriso dando peso ai particolari, alle sfaccettature del quotidiano, alla loro affascinante semplicità?

SPEGNIAMO I TELEFONI,SCENDIAMO PER STRADA, OSSERVIAMO, EMOZIONIAMOCI, COMUNICHIAMO!

Forse è anche questa arte, l’arte del quotidiano, l’arte di strada.